
Internet, un’unica realta’ aumentata
Anche quest’anno ho seguito l’Internet Festival. Nonostante ormai trascorro gran parte dell’anno a Bosa, non ho voluto perdermi questo appuntamento pisano.
Ho avuto l’opportunità di conoscere esperti e persone che già seguivo su Twitter e il piacere di partecipare ad alcuni panel insieme ad Alessandra, una mia collega. Già! Perché ad ottobre sono entrata ufficialmente nel team di YStudium, una nuova agenzia di comunicazione di Pisa dove mi occuperò prevalentemente di social media.
Il pomeriggio del 12 ottobre ero indecisa tra due panel, poi ho preferito andare con Alessandra alla Scuola Normale Superiore per seguire il media guru Nathan Jurgenson, un giovane sociologo e teorico di social media noto per aver coniato il termine “Digital dualism”, usato per descrivere la convinzione secondo cui la presenza online è significativamente diversa dalla “vita reale”. La sua teoria mi ha incuriosito tantissimo perché ritengo vero che troppo spesso molte persone mettono un muro tra mondo online e offline, tant’è che anche io su questo blog, in passato, ho interpretato il web come “virtuale” e considerato il tempo passato davanti allo schermo come “vita virtuale”. Ormai i tempi sono maturi per iniziare a parlare di “realtà aumentata” dato che il web e i social media sono diventati parte integrante della nostra vita, e si dovrebbe riflettere sulle implicazioni di internet nella quotidianità di ognuno di noi. Al contrario di quanto si pensi, alcune ricerche hanno dimostrato che le persone più connesse ad internet sono quelle che comunicano di più nei rapporti faccia a faccia. Bisogna perciò sfatare il mito secondo cui le persone che usano molto i social network hanno smesso di comunicare di persona. In Italia i libri, la televisione e articoli criticano spesso i social media osservando la prospettiva del “Dualismo digitale”. E in America, come ha raccontato Jurgenson, alcuni locali invitano i propri clienti a scollegarsi da internet ed esistono camping estivi che organizzano vacanze dove creare esclusivamente vere conversazioni e collegamenti reali con le persone, contrapposti a quelli che possiamo avere sui social network. Bisognerebbe abbattere questo muro tra online e offline per non essere più vittime di quel pregiudizio che considera il tempo trascorso su Facebook o Twitter meno reale o “umano”.
Insomma, è arrivato il momento di considerare questa distinzione sorpassata. Dovremmo imparare a pensare che “digitale” e “materiale” non sono due mondi separati ma altamente mescolati tra loro. Perciò, “non conta solo quel che vediamo su Facebook ma come il codice del sito di Facebook sia diventato parte del nostro codice personale, della nostra identità.”
L’astinenza da internet non è una virtù, il web è sempre inserito in una dimensione umana e politica, usarlo non è una patologia. [Nathan Jurgenson]
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